Perché Erdogan viene in Italia? E soprattutto perché la sua visita, da un incontro di poche ore chiesto personalmente al Papa per telefono, si è allargata prima allo Stato e al governo di Roma, e poi ai dirigenti di alcune delle maggiori aziende, fino a spalmarsi su due giorni di viaggio?
Il sultano al Quirinale e Palazzo Chigi
A maggior ragione dopo le dichiarazioni inusuali fatte la sera sera prima della sua partenza «l’attacco a Macerata, che ha preso di mira degli stranieri, mostra quanto grande sia diventata la minaccia della xenofobia. Non c’è differenza tra gli attacchi di un’organizzazione terroristica e attacchi razzisti a moschee e luoghi legati alla religione islamica». Anche perché di fronte a recenti proteste Erdogan ha deciso di cancellare il suo viaggio, previsto dopo Roma, in tre Stati dell’America Latina (Uruguay, Venezuela e Brasile).
L’Italia è dunque il primo Paese a ricevere il presidente turco da quando le Forze armate di Ankara 15 giorni fa hanno scatenato i raid sull’enclave di Afrin, territorio siriano, in un’offensiva che sta causando decine di vittime fra combattenti e civili curdi, oppostisi ai jihadisti del sedicente Stato islamico. Per il capo dello Stato turco, i membri del PYD e dello YPG sono affîliati al PKK e dunque “terroristi”. Secondo altri Paesi, fra cui gli Stati Uniti, anch’essi in imbarazzo perché militarmente li appoggiano, le diverse unità al confine sono guerriglieri che si battono contro l’Isis.
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Se allora è un gesto di dialogo per Papa Francesco quello di ricevere il presidente turco, in attesa di confrontarsi sulla questione di Gerusalemme al cuore dell’incontro storico di stamane in Vaticano (59 anni fa l’ultima visita da Ankara), l’Italia ha deciso di interloquire con Erdogan di persona.
Certo le dichiarazioni del dittatore turco sui fatti di stabilità interna all’Italia sono state del tutto inopportune. Con l’occasione della visita ha rinnovato il suo sostegno alla comunità islamica ma non solo,  ha difeso a spada tratta soggetti che hanno commesso reati molto gravi e questo solo perchè appartenenti ad un determinato credo religioso, appunto quello islamico. Ricordiamo che Erdogan è stato ripetutamente arrestato nel corso della vita prima di intraprendere la sua carriera politica proprio perchè ha sostenuto organizzazioni estremiste in patria, motivo per il quale è stato escluso dalle competizioni politiche fino al 2002.
Nulla a che vedere con il padre fondatore della turchia moderna Mustafa Kemal Atatürk d’impronta laica e moderata che ha trasformato la monarchia in repubblica, la cui politica estera è ricordata tutt’oggi dalla celebre frase da lui pronunciata “pace in casa, pace nel mondo”.
Chi sono i destinatari del messaggi di Erdogan?
L’assemblea Costituente islamica di Italia è uno strumento tendente a dare ai musulmani una rappresentanza eletta. Ci sono in Italia attualmente circa 2,6 milioni di musulmani, dei quali 900mila italiani (fonte ISMU). Una comunità importante e attualmente molto criticata per ragioni che sono marginalissime rispetto alla sua natura e volontà. La grande varietà etnica e delle culture di provenienza, il comunque vivace tasso demografico, l’età media, e la condizione sociale, ne fanno una comunità ancora non strutturata e quindi in deficit di capacità di rappresentarsi allo Stato e alle sue istituzioni.
Cosa vuole?
Non a caso con il pretesto della mancanza di un “ente esponenziale” non sono mai iniziate le trattative per un’Intesa ex art.8 della Costituzione della Repubblica.
A 25 anni dalla presentazione della prima Proposta di Bozza d’Intesa da parte dell’UCOII, e poi da altri soggetti, siamo al punto fermo per quanto riguarda la realizzazione di questo importante strumento di diritto civile. Crediamo sia giusto che noi cittadini musulmani italiani e musulmani residenti ci si acclari attraverso un processo che dia vita ad un’assemblea elettiva di, tendenzialmente, 100 uomini e donne che condividano fede, pratica e senso comunitario islamici.
Questa Assemblea, che si rinnoverà entro tre anni, vorrà essere rappresentanza dei diritti e delle istanze di coloro che parteciperanno ad eleggerla e di tutti i credenti che riconosceranno nei suoi principi e nella sua prassi la ricerca del bene, nella pace e nel dialogo costante con l’insieme della società italiana, di cui si sente parte. L’Assemblea Costituente Islamica in Italia, farà formale richiesta d’Intesa alla Presidenza del Consiglio e in concorso fraterno con le altre rappresentanze dei musulmani, variamente costituitesi, opererà politicamente per iniziare il percorso di legge.
Cos’altro?
Oltre alla relazione costituzionale con lo Stato italiano, l’Assemblea Costituente Islamica d’Italia attiverà alcuni gruppi di studio, su temi di comune interesse: il diritto di culto e i suoi luoghi, la razionalizzazione del tessuto associativo, la formazione delle guide del culto e dei dirigenti di comunità, l’insegnamento religioso degli adulti e dei bambini, l’alimentazione, i cimiteri, il dialogo intra e infra comunitario.
Come procede?

Abbiamo ipotizzato di poter procedere all’elezione per via telematica accedendo, registrati e verificati, ad una piattaforma all’uopo ideata e messa online.
Entro la prossima primavera, in sh’Allah si potranno registrare tutti i musulmani e le musulmane italiani o residenti, maggiorenni e che accettino i principi fondamentali dell’Islam, la rinuncia alla violenza politica e la volontà di collaborazione, Entro un anno circa, dopo un processo di candidatura trasparente, si potranno presentare quegli stessi iscritti che accetteranno inoltre una disciplina stabilita in un regolamento-impegno solenne il cui testo verrà pubblicato all’apertura delle candidature, insh’Allah

L’Assemblea si darà un presidente e una giunta esecutiva che dovranno curare l’applicazione delle decisioni adottate con il metodo del primato della maggioranza, ma con l’impegno alla ricerca del massimo consenso.

Dopo la legalizzazione del Comitato Promotore, inizieremo immediatamente a progettare la piattaforma che speriamo possa essere attiva a primavera. Stiamo lavorando ad una campagna d’informazione sui social network e nei luoghi fisici, religiosi e consuetudinari, frequentati dai nostri fratelli e sorelle.

Vogliamo organizzare assemblee locali, parlare con le persone confrontare la nostra idea con la loro, ascoltarne i bisogni e poi rappresentarli al meglio possibile.  Incontri che proporranno delle Assemblee locali che operino sul territorio.

Due Convention nazionali, una piccola a ad aprile, con i quadri volontari locali, di presentazione del progetto e dello stato dell’arte, un’altra grande in inverno a ridosso dell’inizio del voto.

Al momento abbiamo aperto tre cantieri di studio e lavoro:
1- l blog costituenteislamica.it  (online entro febbraio)
2- RadioCostituente Islamica (online entro febbraio)
3- finanza&logistica (Allah Karim)

altri tre sono in fase di organizzazione
4-Azione sui social
5-Campagna sul territorio(e produzione materiale cartaceo)
6- Team legale

Cosa serve?

Ci servono competenze informatiche e grafiche, disponibilità a ricevere e distribuire materiale informativo, ad organizzare la logistica delle assemblee locali, e poi ci servono un po’ di soldi. Non tanti, ma un po’ si. Dietro di noi non ci sono gli Stati e neppure altri enti, nazionali e esteri, nessuna fonte di finanziamento palese né occulta Chiediamo 5 euro al mese a tutti quelli e quelle, musulmani e non, che crederanno in questo progetto e concorreranno a realizzarlo. Ma soprattutto serve fratellanza, rigore e passione, cose che tra i credenti dovrebbero essere abbondante.

Fonte qui

Lo Ius Soli quanti voti avrebbe portato al partito islamico d’Italia?

Centinaia di migliaia di voti, forse milioni. E tutti per il partito islamico d’Italia. Eccolo l’effetto politico dello Ius Soli. Nel centrodestra molti hanno accusato il Pd di spingere per la legge che concede la cittadinanza ai figli di immigrati nati nel nostro Paese per meri calcoli elettorali. Fare un favore agli stranieri con la speranza di ricevere in cambio il loro voto. Sappiano che non sarebbe mai andata così. Sappiano con certezza che avrebbe potuto essere l’ennesima prevenzione errata della sinistra italiana.

Hamza Roberto Piccardo ed il Comitato promotore sul sito costituenteislamica.it hanno gettato le basi per rappresentare i 2,6 milioni di musulmani presenti in Italia, dei quali 900mila già in possesso di cittadinanza. Un bacino non indifferente. Secondo la Fondazione Leone Moressa, con la mancata approvazione della legge è stata evitata la cittadinanza italiana all’istante di 800mila immigrati, e ogni anno se ne aggiungerebbero 60mila.

È su questi nuovi italiani, molti dei quali islamici, che Piccardo, di fatto il più vicino tra i rappresentati islamici “ufficiali” ai Fratelli Musulmani, vorrebbe fondare le fortune del suo partito, nel medio e lungo termine.

Fonte qui.