Un paio di schiaffi al progetto di Macron per le Europee 2019, fallisce così la scalata francese finalizzata a disintegrare un processo che non avvantaggia il giovane presidente sbucato dal cilindro e che quindi non ha avuto ancora il tempo di affiliarsi a nessuna famiglia politica, gli restano tuttavia due anni per trovare qualche escamotage. (link come nasce il fenomeno Macron)
Questo episodio è emblematico della strategia francese che ha ben compreso il potere immenso attribuito alla capacità di normalizzazione detenuta dalle istituzioni europee. I regolamenti e le direttive, infatti, acquisiscono valore di legge direttamente negli stati membri lasciando nel primo caso un margine organizzativo ai parlamenti nazionali mentre nel secondo caso detengono forza di legge di rango superiore a quello costituzionale.
Lo stesso percorso è stato adottato dagli operatori finanziari e dai banchieri che riuscendo a piazzare le proprie pedine nei ruoli cardine del potere decisionale europeo hanno avuto strada facile per curare i propri interessi ed espandersi a macchia d’olio, vincolando le economie, lo sviluppo e le finanze dei cittadini comunitari a loro esclusivo vantaggio. Pare quindi che la scuola di guerra economica francese abbia ben chiari gli obiettivi e le strategie da adottare per realizzare il tanto auspicato primato europeo francese.
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Gli eurodeputati hanno respinto la proposta di introdurre le liste transnazionali alle prossime elezioni e hanno ribadito che solo il capolista del partito più votato potrà diventare presidente della Commissione Ue. Il progetto delle liste paneuropee era stato lanciato dall’Italia e appoggiato a gran voce dal presidente francese. Ma la circoscrizione elettorale unica in cui eleggere alcuni eurodeputati non si farà. Secondo Mercedes Bresso (Pd), «l’Europa perde un’occasione per essere più vicina ai cittadini». I 73 seggi lasciati liberi dai britannici verranno così divisi: 46 resteranno vuoti, in attesa di nuovi Stati membri, mentre 27 saranno redistri buiti (3 in più all’Italia).
Brutte notizie per Macron anche sul metodo dello «Spitzenkandidat». Il sistema prevede che ogni famiglia politica europea si presenti alle elezioni con un proprio candidato: chi arriva primo, ottiene la presidenza della Commissione.
Macron, che non è affiliato a nessuna famiglia politica, voleva disintegrare questo processo. Gli europarlamentari hanno però messo nero su bianco che «il Parlamento respingerà qualsiasi candidato a presidente della Commissione che non sia stato individuato dai partiti prima delle elezioni».
Fonte La Stampa 8.2.2018